...vi mollo quest'intervista sul
Corriere d'Abruzzo visto che è passato un secolo dalla mia ultima
(prima) intervista.
Enikő Lőrinczi: quando l'Abruzzo adotta una fotografa cosmopolita
di Federica Ferrretti
Ci
piace guardare la vita sempre da una diversa "prospettiva". Oggi,
perciò, abbiamo scelto di raccontare la storia di una donna che non è
solo ungherese. Si diploma a un liceo
linguistico in Ungheria, insegna danza in Germania, si laurea in lingue
alla Facoltà di Lettere di Firenze. Ma che solo alla soglia dei
trent’anni arriva a capire di aver sbagliato strada.
Dopo aver passato anni a studiare filologia e lingue straniere per un’efficiente comunicazione interpersonale e interculturale,
scopre
la potenza significante dell’immagine e intraprende un percorso di
studio e di sperimentazione perenne del linguaggio della visione.
L'ambiente umano in generale è il primo "naturale" soggetto verso cui
rivolge l'interesse e l'obiettivo. La società e i suoi prodotti
materiali costituiscono i temi prediletti della sua ricerca fotografica. Attualmente vive e lavora come insegnante nella provincia di Teramo e pratica la fotografia come stile di vita”.
F.F.Una vita avventurosa...
Enikő Lőrinczi Dire
che ho avuto o che ho una vita avventurosa è una parola grossa ma,
ammetto, non è stata statica e monotona. Da quando sono nata ho vissuto
in 4 paesi diversi, imparato altrettante lingue e culture, viaggiato
molto. Si, in effetti, forse hai ragione. Anche perché per me
l’avventura e il viaggiare è un binomio obbligato: vedere il mondo,
scoprire mondi sempre nuovi, imparare, collezionare esperienze,
allargare i propri orizzonti. Chiaramente il concetto del viaggio
è da intendersi anche come metafora: oltre ai viaggi reali esistono
anche gli entusiasmanti viaggi in dimensioni altre: nei regni della
fantasia, della musica, dell'immagine e del immaginario. Si, se la
mettiamo così posso dirlo: ho avuto e ho una vita avventurosa.
F.F. Quando hai trovato la tua strada?
E.L Non ho mai trovato la mia strada, credo di essere un’eterna ‘cercatrice’. Ho intravisto delle direzioni, questo si, ma la strada va cercata, a tentoni, giorno per giorno. Anche perchè non si viaggia soli nella vita e i nostri compagni di viaggio (la famiglia, gli amici) ci possono influenzare in maniera decisiva quando si tratta di scegliere una strada
invece di un’altra. È chiaro, ho capito quali sono le cose che mi
rendono felice, che fanno liberare le mie potenzialità, so cosa vorrei
realizzare e dove vorrei arrivare. Queste sono le mete, la strada è ancora lunga e tutta da scoprire. Ma poi, in fondo, la meta è il viaggio stesso, la vita stessa quindi e si tratta di viverla fino in fondo con intensità ed entusiasmo.
F.F.Come descriveresti le tue foto?
E.L
Domanda difficile anche perché non sono mai stata una fotografa
consapevole ma istintiva. Se volessi proprio descrivere in maniera più o
meno oggettiva quello che faccio, io credo che la mia eterna ricerca
della bellezza in ogni circostanza e ad ogni costo mi ha portato ad
esprimere la stessa ricerca, lo stesso tentativo anche attraverso le
immagini che creo. Mi piace vedere il bello anche nella decadenza, nel
quotidiano, nell’ombra – perché c’è! A volte con la giusta composizione
riesco a ridare dignità a cose che la gente non guarda, non vede, non
considera. La poesia di un’ombra passeggera che dopo qualche minuto non
ci sarà più o la tenerezza di una foglia caduta per sempre, il tempo che
passa, il mondo che si rinnova. La natura. Le persone! Vorrei avere
nove vite come un gatto per poter catturare tutto ciò! Mi vengono in
mente le parole di una fotografa inglese dell'Ottocento, Julia Margaret
Cameron: "Desideravo fermare tutte le cose belle che mi si presentavano
davanti, e finalmente questo desiderio è stato soddisfatto". Potrebbe
essere il mio motto.
F.F.Cosa ti ispira?
E. L.
Cosa NON mi ispira? L’ignoranza, la cattiveria e il cattivo gusto.
Tutto il resto mi dà ispirazione, sempre e comunque. Credo diavere un
occhio e una mente iperstimolati il più delle volte e in alcuni giorni
scatto d’impulso decine, se non centinaia, di fotografie.
F.F. Raccontaci la giornata tipo di una fotografa come te.
E.L.
Mi spiace deluderti, ma non ho una giornata tipo. Ci sono alcune
costanti come gli impegni dei miei figli (attività pomeridiane,
allenamenti, lezioni di musica, ecc.), i miei allenamenti settimanali,
le prove del mio coro, ecc. Queste costanti danno una struttura più o
meno stabile all’andamento giornaliero e settimanale delle mie giornate
ma dal punto di vista lavorativo, essendo un’insegnante precaria e una
fotografa freelance, ho una vita molto irregolare basata su progetti
provvisori e impegni discontinui.
F.F. La tua prossima mostra...
E.L.
La mia prossima mostra, guarda caso, sarà tra pochi giorni (venerdì 12
aprile, ore 18.30) presso L’Officina del centro storico di Giulianova –
un posto bellissimo! E’ la terza volta che espongo lì e adoro quel
posto: le pareti in pietra, l’intimità dello spazio (piccolo ma
essenziale e raccolto) e i ragazzi che lo gestiscono (entusiasti,
instancabili e sempre col sorriso sulle labbra). La mostra s’intitola
“albe.ri” ed è basata su una riflessione scaturita dalle parole di un
capo indiano, Tatanga Mani: “Sai che gli alberi parlano? Sì parlano.
Parlano l'un con l'altro e parlano con te, se li sai ascoltare. Ma gli
uomini bianchi non ascoltano.”
Gli alberi sono creature perfette,
munite di una grande sensibilità, sono esseri viventi straordinari nel
loro perpetuo movimento verso il cielo, verso il sole e attraverso il
sole nascono, crescono, muoiono, ridonano se stessi alla terra e
rinascono sempre in infinite meravigliose forme – anno dopo anno,
inverno dopo inverno.Queste rinascite sono le ‘albe’ e il ‘ri’-nnovarsi
perpetuo.
Sono i ritratti degli alberi invernali: l’attesa, il
silenzio, la perfezione delle loro forme e la loro vitalità ridotta ma
piena di promesse. Sono gli alberi delle colline teramane che ho
imparato a conoscere uno ad uno e fotografati con una semplice
fotocamera da cellulare. Ho scelto di esprimermi usando un mezzo ‘da
dilettanti’ un po’ per praticità e un po’ come provocazione per
dimostrare che l’attrezzattura e la tecnica sono solo un punto di
partenza: l’idea che si trasmette e l’occhio del fotografo contano di
più.“E’ un'illusione che le foto si facciano con la macchina...
si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa.” (Henri
Cartier-Bresson). Visto che parliamo di mostra, vorrei ringraziare
pubblicamente mio marito per avermi supportata e sopportata in tutte le
fasi, dall’ ideazione all’allestimento.
F.F. Altri progetti?
E.L.
Progetti? Tanti. Prima di tutto viene la famiglia e i miei bambini. Poi
vorrei tanto poter continuare ad insegnare che è una delle mie ragioni
di vita. E come ultima sfida, vorrei diventare una brava fotografa. Mi
piacerebbe occuparmi di fotografia applicata a uno specifico ramo della
ritrattistica: quella dei bambini (che sono delle piccole meraviglie,
senza eccezioni) e delle loro famiglie (il loro intero universo) per
preservare il ricordo, la memoria per il domani, per fermare la grazia,
la bellezza di un piccolo umano in trasformazione. Credo profondamente
in questo, nell’importanza di preservare la memoria per una storia
familiare e individuale e le fotografie sono perfette per questo scopo.
Mi piace la naturalezza dei bambini, la loro spontaneità ancora non
corrotta dalle convenzioni della società e mi piace vederli in ambienti
naturali. Quindi il mio lavoro è sintetizzabile così: bambini “al
naturale” (senza pose e costrizioni), in mezzo alla natura e con luci
naturali. Il mio blog (in costruzione) di riferimento è questo:
http://www.nuvoleapois.com/blog/ e io sono Nuvole a pois.
Tra
i vari progetti c’è anche la volontà di continuare a lavorare sul mio
blog che è nato quattro anni fa dove racconto la mia vita tout court da
mamma, donna e fotografa:
http://enikolori.blogspot.it/ e raccontare i miei viaggi:
http://blogaway2011.blogspot.it/
L'intervista finisce qui, ma vi faccio vedere anche chi era il mio dirimpettaio di pagina. Sorrido... :D
(diciamo che mi posso ritenere soddisfatta per la compagnia :)
A presto!