lunedì 1 dicembre 2014

L'autunno 2014

L'autunno 2014 è l'autunno della transizione più totale. Ricordate quella casa che volevo tanto, in mezzo al nulla, in mezzo al tutto che poi il terremoto l'ha resa inagibile? Si, quella. Ecco, dopo 5 anni e mezzo, dopo lotte contro la burocrazia, contro le ristrettezze, contro difficoltà di ogni genere, quella casa è stata demolita e finalmente ricostruita. Ora è una casa antisismica ed ecologica ed è pronta per essere abitata. Questo autunno è l'autunno della grande migrazione. Trasloco, un nuovo paese, una nuova scuola per i bambini, nuovi amici, nuovi ritmi di vita, una nuova aria da respirare. E' tutto da sistemare e da reinventare.
Quindi questo giardino è stato quasi del tutto abbandonato così come il mio vecchio giardino. Ho raccolto gli ultimi frutti che sono cresciuti nonostante le incurie. E' la natura che è forte e si prende cura di se stessa. Noi, umani, in fondo, siamo solo degli ospiti di  passaggio.





Il mio terzo figlio. 




A presto!

venerdì 3 ottobre 2014

Sognando la California


Amo i luoghi comuni. Mi diverto a metterli in ridicolo a volte, smontarli, rigirarli, smentirli oppure, alla fine, accettarne con serenità la veridicità e il fatto che anch’io, per quanto mi senta a volte un salmone che nuota controcorrente, in realtà faccio parte di un sentire e pensare comune. Pensando alla California è difficile non farsi influenzare da questi luoghi comuni che sono tanti e sono ben radicati nell’immaginario di tutti noi cresciuti a pane, amore e telefilm.


Poi i libri! Da quando ho imparato a decodificare le lettere ho sempre letto tanto, ho divorato libri arrampicata sul grande noce nel giardino di mia nonna dove trascorrevo le estati. Quei libri mi facevano viaggiare tanto, nello spazio e nel tempo e spesso mi trovavo al di là dell’oceano a vivere con apprensione ed eccitazione le sorti dei protagonisti di turno. Le storie dei conflitti tra indiani e bianchi e i romanzi sociali e storici ambientati nel periodo della Guerra di indipendenza americana di J. F. Cooper oppure i racconti noir di E. A. Poe in cui scoprì con stupore il subconscio e una nuova estetica. Poi i versi di Walt Whitman e Emily Dickinson. E le avventure dei ragazzi di Mark Twain! Li adoravo. Poi il mondo delicatamente realistico di Henry James, la franchezza e lo stile secco di Hemingway. I polizieschi di Chandler e Hammett e i loro detective duri e senza scrupoli. L’amarezza e il senso di dissoluzione di Francis Scott Fitzgerald dell’età del proibizionismo e del jazz del dopoguerra americano. Ho amato le opere teatrali di O’Neil, Miller e Tennesse Williams e quando, da adolescente ho fatto parte di una compagnia teatrale, abbiamo vissuto a fondo il mondo immaginato da Edward Albee. All’università ho studiato letterature comparate tra cui letteratura inglese e americana quindi sono ritornata ancora e ancora in quelle terre leggendo T.S Eliot, Nabokov, Salinger, Updike e la Oates. Poi l’incontro con la beat generation! Ma questa è una storia a se.

Come sempre ho fatto la mia solita digressione, in questo sono inguaribile e senza speranze, perdonatemi.


Ma torniamo al punto. Alla California. A quella California che io mi immagino partendo dai luoghi comuni e dalla finzione (film, letteratura e musica) e che io sogno. Non so se corrisponde alle immagini che io ho nella testa. L’unico modo è testarlo quindi fate il tifo per me: se la fortuna mi sorride potrei anche vincere la California.

(una delle ragioni)
questa è una piccola sciocchezza pubblicata su Facebook:
San Francisco, Golden Bridge. Già che c'ero mi sono fatto un selfie. (...) Poi mi sono svegliata.

[Ho deciso di partecipare al contest #californiadreambig di cui sono venuta a conoscenza grazie al team di TBDI Italy, una fiera dedicata al travel blogging mondiale che avrà luogo a Rimini dall’9 al 12 ottobre e alla quale parteciperò con un mio progetto nuovo di zecca legato ai viaggi ma di questo ve ne parlerò in separata sede. Nel frattempo incrociamo le dita...]

lunedì 15 settembre 2014

una mattina di fine estate

Certe mattine sono cosi: prendi le scarpe da corsa e affronti la distanza, che ti piace pensarla infinita, che si stende davanti a te.


Certe mattine vivi la nascita del sole, il passaggio dal buio alla luce come un piccolo miracolo e di buon auspicio per tutta la tua vita.
Certe mattine basta riempire i polmoni di aria pulita e subito senti il corpo rinvigorirsi e riacquistare fiducia nelle proprie forze. Ed è allora che cominci a correre e vai incontro all'infinito e macini le distanze come se macinassi le preoccupazioni che affollano la tua esistenza.











Quelle mattine, senza pesi e senza le sovrastrutture dei tuoi pensieri, sei felice. Semplicemente felice.

...

[la stessa spiaggia, la stessa nostalgia di fine estate due anni fa]


martedì 9 settembre 2014

[notizie dal mio comodino]

Stamani questo. E' l'ultima mattinata tranquilla, da domani si torna a scuola e questo cambierà i nostri ritmi di vita e le nostre priorità radicalmente - oltre gli altri grandi cambiamenti che avverranno e di cui vi parlerò. Quindi oggi solo questo, una piccola oasi di pace, un po' di tempo per me con un bel libro e qualche riflessione. 


Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, mitragliatrici e corazze d’acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l’affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta, e tuttavia non manchi mai di capirla male. Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato. La capisci male prima d’incontrarla, mentre pregusti il momento in cui l’incontrerai; la capisci male mentre sei con lei; e poi vai a casa, parli con qualcun altro dell’incontro, e scopri ancora una volta di aver travisato. Poiché la stessa cosa capita, in genere, anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è, veramente, una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Eppure, come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del significato che secondo noi dovrebbe avere e che assume invece un significato grottesco, tanto siamo male attrezzati per discernere l’intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri? Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.

Philip Roth, Pastorale americana

#(ri)letture

giovedì 21 agosto 2014

Sole, mare e ranocchi


In sintesi è stata questa la nostra giornata oggi: mare, sole sabbia. 


Poi la scoperta di uno stagno pieno di girini e ranocchi nell'area marina protetta Torre di Cerrano. La meraviglia che nasce in un bambino alla vista di questi esseri minuscoli è tutta da reimparare!



Correre è...


Oggi, dopo un pausa di due mesi, ho ripreso a correre. Correre per me, più che un allenamento fisico, è un continuo allenamento della mente, della volontà. Puoi se vuoi, è tutto li. 
Correre è rafforzare la volontà e la tenacia. 
Correre è non accettare nessuna sconfitta. 
Correre è capire i propri limiti e superarli. 
Correre è un dialogo continuo con se stessi. 
Correre è superare la paura. 
Correre è perseverare. 
Correre è risolvere problemi fisici e conflitti interiori. 
Correre è star bene. 
E chi ha parlato solo di avere un sedere tonico? :)

domenica 17 agosto 2014

Il mio giardino abbandonato

Rientro, in punta di piedi, in questo mio piccolo giardino da troppo tempo abbandonato. Vorrei tanto ricominciare a curarlo, a renderlo vitale e rigoglioso come ai vecchi tempi. E' che mi manca...
Inizierò con pochi semplici gesti cercando di ricreare una certa familiarità e regolarità raccontando piccoli accadimenti o non accadimenti con i mezzi con cui mi esprimo meglio, cioè per immagini. Un diario, o quasi.

Oggi: sole, spiaggia, bimbi, un libro ritrovato in cantina e letto 14 anni fa.


Sarà un caso o è il mio subconscio che gioca con me ma anche il romanzo di Banana Yoshimoto, riletto oggi sulla spiaggia, inizia con un giardino, elevato quasi a ruolo di personaggio. Ecco l'incipit:

IL GIARDINO DI MANAKA.
Sin da piccola ho sempre amato il giardino di casa mia. Non era particolarmente grande, ma in rapporto alle dimensTRAioni della casa ricopriva una superficie abbastanza ampia.
Mia madre era appassionata di giardinaggio, così c’erano svariate piante dai frutti commestibili, pietre ornamentali disposte in forme complicate, e alberi che davano fiori in ogni stagione. Perciò il giardino aveva diverse facce.
E in quel piccolo mondo c’erano molti posti dove potevo sentirmi a mio agio. Il giardino mi era molto caro, e da bambina mi sedevo o mi stendevo direttamente per terra con tutti i vestiti. 

Poi, diventata grande, quando avevo il tempo di sedermi in giardino, portavo sempre con me una stuoia da mettere sotto e qualcosa da bere.
Stai lì senza fare niente eppure non ti annoi, si stupivano mia madre, mio padre e Hiroshi, e io davvero non mi annoiavo: guardavo il cielo così vasto, poi il muschio e le formiche ai miei piedi, e quando tornavo di nuovo a guardare il cielo, il suo colore e la posizione delle nuvole erano cambiati. Osservavo per un po’ queste impercettibili trasformazioni del mondo, poi guardavo la luce che colpiva la mia mano, e in questo modo il tempo passava a una velocità impressionante.
A forza di guardare nel corso degli anni sempre lo stesso paesaggio, ogni tanto quando ero lì mi capitava di non sapere più che età avevo. Seduta con la schiena appoggiata a una roccia, alzavo lo sguardo verso il cielo, i grandi rami e le foglie, e poi lo posavo sulle formiche, i ciottoli, la terra. Così facendo finivo col perdere anche il senso delle mie dimensioni fisiche, e questo mi dava una grande felicità. A volte, quando mia madre tornava dalla spesa e mio padre rientrava dal lavoro prima del solito, mi trovavano in giardino. I miei genitori sapevano per esperienza che quando il tempo era bello non mi piaceva stare in camera. Nelle belle giornate ero già una parte del giardino. Entrando dal cancello, mi salutavano senza nessuna sorpresa.
A volte veniva anche Hiroshi. Ma lui non entrava mai dal cancello. Scavalcava la palizzata di bambù. Siccome non ci vedeva molto bene, mi guardava sempre con un’espressione incerta, socchiudendo gli occhi per essere sicuro che fossi io. Sorridevo. Anche lui sorrideva. Tutta la nostra storia, da quando ci eravamo incontrati la prima volta, dall’infanzia fino all’età adulta, è scritta in quel sorriso. Quando si fa la stessa cosa per molto tempo, si crea una strana profondità. I nostri sorrisi ne sono un perfetto esempio. In un attimo siamo attraversati da una comunicazione così profonda che è impossibile immaginare qualcosa di più nuovo e più bello.
Quando questo accade, mi sembra davvero di trovarmi in un luogo senza pareti e senza soffitto. Noi, abbandonati da tutto, incluso lo scorrere del tempo, soli al mondo, ci guardiamo negli occhi. Mi sembra di sentire una musica, di aspirare il fresco odore dell’erba. Solo i sensi, solo i nostri spiriti, in questo mondo senza pareti, sotto questo cielo immenso, si confrontano. Senza età, senza distinzione di sesso, con una sensazione di solitudine, ma di grande spazio.
Quando, dovunque io sia, vengo presa dall’inquietudine, nel mio spirito ritorno al giardino. Il giardino è il punto dal quale sono partite le mie sensazioni, lo spazio, eternamente immutabile, dove trovo la misura delle cose.

giovedì 20 marzo 2014

E finalmente la primavera!


L’equinozio di primavera anche quest’anno cade il 20 di marzo, alle 17.57 in Italia, nel preciso istante in cui il Sole attraversa, passando dall’emisfero australe a quello boreale, l’ orizzonte celeste e tocca il cosiddetto punto vernale.

Felice primavera a tutti! 

domenica 2 febbraio 2014

Oggi. Ossia come passare il tempo senza fare nulla di produttivo e non sentirsi in colpa

Giornata fredda, buia e piovosa oggi  quindi non abbiamo messo piede fuori tutto il giorno. Abbiamo dormito fino a tardi, abbiamo acceso il fuoco nel camino e abbiamo messo in disordine il tavolo.
Certe domeniche d'inverno sono proprio così. Siamo recidivi... e siamo felici d'esserlo. :)

lunedì 27 gennaio 2014

Ricordare per andare avanti



Nella Giornata della memoria che cade il 27 Gennaio ogni anno si ricorda la Shoah, lo sterminio del popolo ebraico. Il 27 gennaio del 1945 i soldati dell’Armata Rossa giunsero ad Auschwitz, abbatterono i cancelli e liberarono i  sopravvissuti. Si tratta di una vera e propria macchina di morte infernale messa in piedi dalla Germania nazista a scapito di milioni di uomini, donne e bambini. Di ebrei. Di zingari. Di omosessuali e disabili. Sono storie tragiche, dolorose, agghiaccianti, incomprensibili per chi non le abbia vissute ma sono storie vere. Non come la gelosia crudele della matrigna di Biancaneve, come la cattiveria calcolatrice dei genitori di Hansel e Gretel o come gli atti efferrati del serial killer Barbablù che i nostri bambini hanno conosciuto attraverso le più classiche delle favole. Li la paura è benefica, aiuta a sublimare paure reali che alla fine, attraverso la catarsi e un happy ending, aiutano a decifrare il mondo e la complessità dell'essere umano. No, la Shoah è storia tragicamente vera e per questo molto difficile da raccontare e da accettare. Non c'è catarsi, non c'è sublimazione, non c'è liberazione. Eppure va ricordata e spiegata a questi bambini che sono il futuro di quest'umanità che tanto ha sbagliato. Serve guardare indietro per poter guardare in avanti con consapevolezza e far si che questi tragici errori non siano mai più commessi.

domenica 26 gennaio 2014

Nuovo anno, nuove transizioni

Sono molto silenziosa e apparentemente immobile questo periodo. In realtà sono in atto una serie di transizioni e rinascite di cui vi parlerò presto. Si crea, si costruisce, si va avanti. Si cerca di trovare una strada percorribile in questa nebbia fittissima che è l'incertezza del domani. D'altronde, se cerchiamo di vedere il mondo con positività, per quanto banale, è proprio vero: quando nulla è certo tutto è possibile.

Le temperature sono scese in questi giorni.  Per fare queste foto mi si sono ghiacciate le mani e le orecchie. :)

martedì 17 dicembre 2013

sabato 14 dicembre 2013

Orsetto Olmo

Questo sarà il mio contributo per la #tomboladellavvento.

Vi presento Olmo, un orsetto nato per mia volontà da donare a mio figlio a Natale.


Mi è sempre piaciuto fare dei giocattoli a mano per i miei figli, come la cucinetta giocattolo oppure il cibo di feltro. O ancora il cibo e le stoviglie per la casa delle bambole in pasta di sale o bambole o tanti altri giocattoli che non ho neppure condiviso sul blog. Questa volta volevo regalare un orsetto tenero e simpatico a questo figlio che sta crescendo così in fretta da non stargli più dietro. Credo che questa sia una delle ultime occasioni in cui potergli regalare un orsetto e che lui sia ancora felice di riceverlo (tenendolo segreto ai suoi amici, naturalmente).
Quindi eccolo qui, imperfetto e un po' storto ma simpatico e tenero, già a suo agio in casa nostra.



Farò un breve tutorial per quelle mamme che vorrebbero regalare un orsetto simile ai propri bimbi in quest'atmosfera di attesa e di festa.

Cartamodello da scaricare qui.




Qualche dritta per la realizzazione:

LA TESTA
Occorrenti:
Per la testa usare due cerchi di feltro bianco per gli occhi, un pezzo di feltro chiaro per il musetto, 2 pezzi di feltro marrone per la testa, 4 pezzi di stoffa per le orecchie (meglio se dello stesso tessuto del corpo) e filo nero.
Io al posto del feltro marrone ho usato un vecchio maglione infeltrito accidentalmente quindi questa è stata anche un'operazione di riciclo creativo.

Le orecchie:

(questo passaggio non ve lo spiego, le foto sono abbastanza esplicative, credo)
(avvertenza: da non notare il cucito storto e incerto fatto da me :)

La testa: cucire gli occhi e il musetto con del filo nero. Posizionare le due orecchie all'interno del feltro marrone (messe faccia a faccia)  (come nella foto sotto), cucire intorno al bordo lasciando uno spazio non cucito di circa 2 cm in corrispondenza del collo. Poi rigirare la stoffa e riempire la testa di lana. Ed è fatta!


IL CORPO
Occorrenti: della stoffa a piacere per il corpo e del feltro marrone per le 'mani' e 'gambe'. Si cuciono le zampe e si riempiono di lana, poi si posizionano tra le due stoffe che costituiscono il corpo dell'orsetto (faccia a faccia, come abbiamo fatto con le orecchie). Si fa questa specie di panino ripieno poi si cuce lungo il bordo lasciando uno spazio (al collo) per poter rigirare la stoffa una volta finito di cucire. Si riempie il corpo di lana poi si fissa la testa al collo con dei punti.


Spero di essere stata abbastanza chiara. Comunque se avete domande o dubbi sono a vostra disposizione.

...

Oggi, insieme a me sono usciti altri due numeri delle tombola:

il n° 19:  http://www.trippando.it/ con i presepi viventi in Garfagnana di Sara  
e il n° 30http://www.diomabros.it/mammasprint/ con il presepe in barattolo di Vittoria
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