Come
l'anno scorso, un pò come sfida e un pò per uscire da questo torpore psicologico, parteciperò alla sesta edizione di
Private Flat a Firenze, una manifestazione di arte contemporanea che si svolge escusivamente negli spazi privati. Un
esperienza unica, entusiasmante, eccitante, sono contenta di poterci essere.
Il teaser dell'edizione dell'anno scorso:
(le foto in bianco e nero, anche quella iniziale che vedete, sono mie)
L'argomento di quest'anno è:

"Quest'anno la riflessione si sposterà sui temi della multiculturalità e del linguaggio, elemento che più di ogni altro caratterizza l'espressione della propria specificità culturale.
Brucia Babilonia, titolo scelto per l'edizione 2010, rimanda ad un passato antichissimo ma che è rimasto vivo nei secoli sotto forma di metafora. Il villaggio globale è diventato la nuova Babilonia ed il confronto tra le diverse culture si sviluppa in dinamiche sempre più veloci e spesso spietate. Le lingue hanno perso il ruolo di elemento unificante di un popolo a favore di nuove necessità. Oggi sono diventate un bene da scambiare o da difendere - basti pensare alle recenti polemiche sul recupero delle forme dialettali nelle scuole.
Come sempre, vogliamo portare avanti questa riflessione in maniera corale e contare sull'arte come piattaforma per il dialogo." (dal sito di
PF)
E questo è il progetto specifico del mio
spazio espositivo:
"Le parole hanno dei significati; alcune di esse, tuttavia, coprono un territorio di comportamenti e di idee, un campo di azioni e di cose, hanno come riferimento una famiglia di concetti e di oggetti. Una di queste parole complesse è identità.
Parole come identità - culturale, linguistica, di genere - diventano importanti proprio quando il loro senso è minacciato, perché indicano appunto valori che tremano, fluidi, caldi; valori che chiedono di essere soccorsi, o recuperati, o ancora che chiedono consapevolmente e razionalmente di essere agiti e trasformati.
L’identità non è un oggetto, ma l’esito di un processo. Un processo di differenziazione. La ricerca dell’identità è ricerca delle differenze. Solo il riconoscimento delle differenze consente di trovare le identità: differenza tra individuo e individuo, tra io collettivo e io collettivo, tra luogo e luogo, tra mondo e mondo. Quindi differenziazione in senso orizzontale, tra identità e identità, ma anche differenziazione interna verticale: differenze armonicamente composte entro la persona e l’individuo sociale, articolazione giudiziosa di un’identità molteplice.
Questo lo spunto iniziale. Da cui, poi, lo spettro di significati si espande per accedere alle accezioni particolari degli artisti presenti: perdita dell’identità e scomparsa delle memorie fisiche che la sottendono (Zuniga, Lastrucci); identità/tempo e identità meticcia, fatta di stratificazioni di narrazioni (Giuffrè, Lőrinczi, Argentieri); inflazione identitaria (Zurczak, Acar); identità multipla, plurale, insorgente (Monitor).
TRADUZIONI RADICALI non dà risposte univoche o definitive rispetto al tema. Moltiplica, piuttosto, le domande. Propone un percorso problematico di punti di vista, di specchi, di riflessioni. Non indica conclusioni che non siano mobili e provvisorie. Appunto tremanti.
Le traduzioni del titolo alludono alla volontà di tentare connessioni, ordire trame, sollecitare dialoghi e incontri possibili attraverso i “
manuali di traduzione” che le opere degli artisti presenti in mostra rappresentano.
Ma coinvolgono ed espandono anche il senso intrinseco del tradurre: il
condurre le lingue, le culture, le opere umane
attraverso un percorso di autochiarificazione, ancora una volta provvisorio, alla parte altra; clandestine conduzioni (fuori da itinerari preconcetti e leggi di flusso) di immagini e parole, visioni e scritture, suoni e silenzi; viaggi attraverso luoghi reali o dell'anima, spostamenti volontari o forzati di idee e di persone, codici di interconnessione, intrecci di fili tesi tra il mondo intimo dell'artista e il mondo esterno, attraversamenti di senso che si prendono il loro tempo e sfuggono alla traduzione simultanea, spingendosi fino alla intraducibilità come condizione finale di ogni linguaggio.
Gettare ponti. Promuovere ibridazioni. Partendo da sé, dal proprio angolo di visuale; avendo chiaro il senso della propria identità, con la sua forza e il suo valore. Assumendosi la responsabilità dell’altro da sé. E in questo essere avventatamente
radicali. "
Ed eccomi qui, a mettermi di nuovo in discussione in quanto "artista", in quanto traduttrice, in quanto straniera e in quanto essere umano (a volte) pensante.



(i preparativi; seguiranno dettagli)