Visualizzazione post con etichetta belle parole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta belle parole. Mostra tutti i post

martedì 9 settembre 2014

[notizie dal mio comodino]

Stamani questo. E' l'ultima mattinata tranquilla, da domani si torna a scuola e questo cambierà i nostri ritmi di vita e le nostre priorità radicalmente - oltre gli altri grandi cambiamenti che avverranno e di cui vi parlerò. Quindi oggi solo questo, una piccola oasi di pace, un po' di tempo per me con un bel libro e qualche riflessione. 


Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, mitragliatrici e corazze d’acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l’affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta, e tuttavia non manchi mai di capirla male. Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato. La capisci male prima d’incontrarla, mentre pregusti il momento in cui l’incontrerai; la capisci male mentre sei con lei; e poi vai a casa, parli con qualcun altro dell’incontro, e scopri ancora una volta di aver travisato. Poiché la stessa cosa capita, in genere, anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è, veramente, una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Eppure, come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del significato che secondo noi dovrebbe avere e che assume invece un significato grottesco, tanto siamo male attrezzati per discernere l’intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri? Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.

Philip Roth, Pastorale americana

#(ri)letture

domenica 17 agosto 2014

Il mio giardino abbandonato

Rientro, in punta di piedi, in questo mio piccolo giardino da troppo tempo abbandonato. Vorrei tanto ricominciare a curarlo, a renderlo vitale e rigoglioso come ai vecchi tempi. E' che mi manca...
Inizierò con pochi semplici gesti cercando di ricreare una certa familiarità e regolarità raccontando piccoli accadimenti o non accadimenti con i mezzi con cui mi esprimo meglio, cioè per immagini. Un diario, o quasi.

Oggi: sole, spiaggia, bimbi, un libro ritrovato in cantina e letto 14 anni fa.


Sarà un caso o è il mio subconscio che gioca con me ma anche il romanzo di Banana Yoshimoto, riletto oggi sulla spiaggia, inizia con un giardino, elevato quasi a ruolo di personaggio. Ecco l'incipit:

IL GIARDINO DI MANAKA.
Sin da piccola ho sempre amato il giardino di casa mia. Non era particolarmente grande, ma in rapporto alle dimensTRAioni della casa ricopriva una superficie abbastanza ampia.
Mia madre era appassionata di giardinaggio, così c’erano svariate piante dai frutti commestibili, pietre ornamentali disposte in forme complicate, e alberi che davano fiori in ogni stagione. Perciò il giardino aveva diverse facce.
E in quel piccolo mondo c’erano molti posti dove potevo sentirmi a mio agio. Il giardino mi era molto caro, e da bambina mi sedevo o mi stendevo direttamente per terra con tutti i vestiti. 

Poi, diventata grande, quando avevo il tempo di sedermi in giardino, portavo sempre con me una stuoia da mettere sotto e qualcosa da bere.
Stai lì senza fare niente eppure non ti annoi, si stupivano mia madre, mio padre e Hiroshi, e io davvero non mi annoiavo: guardavo il cielo così vasto, poi il muschio e le formiche ai miei piedi, e quando tornavo di nuovo a guardare il cielo, il suo colore e la posizione delle nuvole erano cambiati. Osservavo per un po’ queste impercettibili trasformazioni del mondo, poi guardavo la luce che colpiva la mia mano, e in questo modo il tempo passava a una velocità impressionante.
A forza di guardare nel corso degli anni sempre lo stesso paesaggio, ogni tanto quando ero lì mi capitava di non sapere più che età avevo. Seduta con la schiena appoggiata a una roccia, alzavo lo sguardo verso il cielo, i grandi rami e le foglie, e poi lo posavo sulle formiche, i ciottoli, la terra. Così facendo finivo col perdere anche il senso delle mie dimensioni fisiche, e questo mi dava una grande felicità. A volte, quando mia madre tornava dalla spesa e mio padre rientrava dal lavoro prima del solito, mi trovavano in giardino. I miei genitori sapevano per esperienza che quando il tempo era bello non mi piaceva stare in camera. Nelle belle giornate ero già una parte del giardino. Entrando dal cancello, mi salutavano senza nessuna sorpresa.
A volte veniva anche Hiroshi. Ma lui non entrava mai dal cancello. Scavalcava la palizzata di bambù. Siccome non ci vedeva molto bene, mi guardava sempre con un’espressione incerta, socchiudendo gli occhi per essere sicuro che fossi io. Sorridevo. Anche lui sorrideva. Tutta la nostra storia, da quando ci eravamo incontrati la prima volta, dall’infanzia fino all’età adulta, è scritta in quel sorriso. Quando si fa la stessa cosa per molto tempo, si crea una strana profondità. I nostri sorrisi ne sono un perfetto esempio. In un attimo siamo attraversati da una comunicazione così profonda che è impossibile immaginare qualcosa di più nuovo e più bello.
Quando questo accade, mi sembra davvero di trovarmi in un luogo senza pareti e senza soffitto. Noi, abbandonati da tutto, incluso lo scorrere del tempo, soli al mondo, ci guardiamo negli occhi. Mi sembra di sentire una musica, di aspirare il fresco odore dell’erba. Solo i sensi, solo i nostri spiriti, in questo mondo senza pareti, sotto questo cielo immenso, si confrontano. Senza età, senza distinzione di sesso, con una sensazione di solitudine, ma di grande spazio.
Quando, dovunque io sia, vengo presa dall’inquietudine, nel mio spirito ritorno al giardino. Il giardino è il punto dal quale sono partite le mie sensazioni, lo spazio, eternamente immutabile, dove trovo la misura delle cose.

martedì 10 settembre 2013

[parole e pensieri]

Io non sono di qui. Non appartengo a questa terra dove sono nato; e nella vita si impara, impara chi vuole imparare, che nessuno appartiene alla terra dov’è nato, dove l’hanno messo al mondo. Che nessuno è di nessun posto. Alcuni cercano di mantenere l’illusione e si costruiscono nostalgie, sensi di possesso, inni e bandiere. Tutti apparteniamo ai luoghi dove non siamo stati prima. Se esiste nostalgia, è per le cose che non abbiamo mai visto, per le donne con cui non abbiamo mai dormito e per gli amici che ancora non abbiamo mai avuto, per i libri non letti, per i cibi nella pentola non ancora assaggiati. Questa è la vera e unica nostalgia.

Paco Ignacio Taibo II, Ombre nell’ombra,

giovedì 22 agosto 2013

L’occhio e il mirino


 Fosca Masucco è una mia 'amicablogger' ed è anche la mia poetessa contemporanea preferita (quanto sono fortunata!).

Credo che scrivere poesie di questi tempi sia un'impresa difficilissima, ci vuole coraggio e talento e a Fosca non manca ne l'uno ne l'altro. Il suo mondo è complesso e semplice allo stesso tempo con una struttura interna 'a impalcature'. E' domestico e trascendente, è modesto e allo stesso tempo compiacente del proprio controllo delle parole e dell'estetica della comunicazione. La sua poesia è minimale (ma non troppo), è astratta (ma non troppo), è leggera (ma non troppo), è familiare (ma non troppo) ed è equilibrata. Punto.

mercoledì 5 giugno 2013

Una quasi estate...

... che è quasi autunno. Eppure, anche queste nuvole cariche di pioggia hanno un loro fascino.
 

martedì 5 marzo 2013

Today's inspiration / Il pensiero di oggi (05.03.2013)

“Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente“. Virginia Woolf
[dal mio blog di fotografia, The Sound of Silence]

lunedì 28 gennaio 2013

giovedì 13 dicembre 2012

Today's inspiration / Il pensiero di oggi (13.12.2012)

Devi trovare il posto dentro te stesso dove niente è impossibile. Deepak Chopra

(illusione forse? forse, ma anche sensazione di felicità)
buon giovedì! :)

venerdì 7 dicembre 2012

giovedì 6 dicembre 2012

Quando la pace domestica è un'utopia

o quasi. Sempre fuori casa, sempre di corsa, sempre a contare minuti, ore, kilometri ma oggi...

giovedì 29 novembre 2012

Quando un'immagine trova le sue parole

...e si crea un connubio. Uno di questi giorni, una mia foto ha incontrato una delle poesie di Fosca Massucco. Anzi, è una foto nata apposta. Una creazione che genera un'altra...


 [Così sale un arcobaleno in quota]
“Nulla e’ sublime più che attraversare il mondo
lasciandolo immutato”

...

lunedì 26 novembre 2012

Nuova settimana, nuovo blog

Buon lunedì, innazitutto! Questo è un augurio che non è mai sprecato, credo. Inizierò la settimana con un nuovo blog. Lo sooooo, ne ho già a bizzeffe e di tempo non ne ho, ma è da tanto che sento il bisogno di ritrovare un collegamento diretto con le mie origini, il mio più profondo io e questo può avvenire solo attraverso le parole della propria lingua madre. Ho aperto un blog in ungherese che servirà prevalentemente come contenitore di belle parole altrui: poesie, racconti, citazioni, saggi. E' la mia ispirazione, il mio immaginario cordone ombelicale con il mio passato, con le mie radici, ma è anche il futuro: quello dei miei figli. Sarà un mio personalissimo archivio pubblico che crescerà col tempo, sarà la mia ispirazione quotidiana e anche un'antologia scelta della letteratura ungherese per i miei bambini bilingui. Era giusto per spiegarvelo - perchè non sognatavelo nemmeno di poterlo leggere. :)

Il blog s'intitola: Szavak szárnyán, cioè sulle ali delle parole. Perchè le parole, quelle giuste, mettono le ali... :)



giovedì 25 ottobre 2012

Today's inspiration / Il pensiero di oggi (25.10.2012)

Quando le cose non vanno come dovrebbero andare. Quando s'infrangono sogni, quando un treno inaspettatamente deraglia, quando si deve tirare fuori ottimismo e piani B. Capita a tutti nella vita, vero?


Questa volta l'ispirazione arriva da un film, Elizabethtown:

Vuoi essere davvero grande? E allora devi avere il coraggio di sbagliare alla grande e di restare lo stesso in circolazione. Lascia che si chiedano cos'hai ancora da ridere! Questa è la vera grandezza per me. (Claire)



mercoledì 24 ottobre 2012

L'ispirazione di oggi: il potere dell'immaginazione

見ぬが花。(Minu ga hana): Non vedere è un fiore.

 
Not seeing is a flower. Japanese proverb
(Reality can't compete with imagination.)


sabato 20 ottobre 2012

Today's inspiration / Il pensiero di oggi (20.10.2012)

Ama tutti, fidati di pochi, non far torto a nessuno. 

 William Shakespeare, Tutto è bene quel che finisce bene 

venerdì 19 ottobre 2012

Today's inspiration / Il pensiero di oggi (19.10.2012)

Cadi sette volte, rialzati otto. (proverbio giappones)

When life knocks you down, stand back up. Keep trying.


giovedì 18 ottobre 2012

Today's inspiration / Il pensiero di oggi (18.10.2012)

Quando niente è certo,TUTTO è POSSIBILE.


[Lo scetticismo riformulato in maniera ottimistica: se niente è certo in questo mondo d'oggi, almeno ci sia la licenza di immaginare di avere le possibilità illimitate. E' più confortante credere al TUTTO che non al NIENTE, non è vero? La cosa buffa è che tra lo scetticismo e la credulità ottimistica c'è uno stretto rapporto e questi due estremi convivono in maniera più o meno pacifica negli stessi individui. Io sono uno di quelli, uno scettico ottimista. Voi come siete?]



mercoledì 17 ottobre 2012

Today's inspiration / Il pensiero di oggi (17.10.2012)

 
“Our prime purpose in this life is to help others. And if you can’t help them, at least don’t hurt them.”
Dalai Lama


"Il nostro primo obbiettivo in questa vita è aiutare gli altri. Se non puoi aiutarli, almeno non ferirli."

(Dalai Lama)
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...