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lunedì 15 aprile 2013

E' lunedì!

Quindi cerchiamo di essere un pò più produttivi. Ho una lista infinita di post che avrei voluto scrivere nei mesi scorsi ma non ci sono arrivata nè con le energie, nè con il tempo. Peccato. Sono tutte cose che si perderanno strada facendo, esperienze delle quali avrei voluto tenere traccia o almeno creare un backup per la memoria. Vediamo cosa posso fare per rimediare.
Intanto vediamo la mostra che è stata inaugurata venerdì scorso. Questa è la mia decima mostra, mi piacerebbe documentarla anche se in maniera sommaria. La preparazione è stata frenetica e confusionaria. La scelta dell'argomento è stata istintiva, poco pensata ma molto sentita.

Titolo e descrizione:

Albe.ri 

“Sai che gli alberi parlano? Sì parlano. Parlano l'un con l'altro e parlano con te, se li sai ascoltare. Ma gli uomini bianchi non ascoltano.” (Tatanga Mani)


Gli alberi sono creature perfette, munite di una grande sensibilità, sono esseri viventi straordinari nel loro perpetuo movimento verso il cielo, verso il sole e attraverso il sole che nascono, crescono, muoiono, ridonano se stessi alla terra e rinascono sempre in infinite meravigliose forme – anno dopo anno, inverno dopo inverno. Queste rinascite sono le ‘albe’ e il ‘ri’-nnovarsi perpetuo.

Sono i ritratti degli alberi invernali: l’attesa, il silenzio, la perfezione delle loro forme e la loro vitalità ridotta ma piena di promesse. Sono gli alberi delle colline teramane che ho imparato a conoscere uno ad uno fotografati con una semplice fotocamera da cellulare. Ho scelto di esprimermi usando un mezzo ‘da dilettanti’ un po’ per praticità, avendolo sempre appresso, e un po’ come provocazione per dimostrare che l’attrezzattura e la tecnica sono solo un punto di partenza: l’idea che si trasmette e l’occhio del fotografo contano di più. “E’ un'illusione che le foto si facciano con la macchina... si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa.” (Henri Cartier-Bresson)

Un'altra intervista

Dopo il Corriere d'Abruzzo, vengo intervistata da Silvia ed Ernesto su Trippando. Devo dire, mi sono divertita parecchio nel farla... :)
(copio e incollo l'intervista che si trova QUI.)


Di viaggi e fotografia: intervista a 4 mani a Enikő Lőrinczi


Se non ci fosse la rete… chi l’avrebbe mai incontrata questa donna bellissima? 
Si chiama Enikő Lőrinczi, è nata in Ungheria e vive in Abruzzo. E’ una splendida mamma e bravissima fotografa.
Ieri, con Ernesto, leggiamo che Venerdì 12 aprile (alle 18,30, all’Officina del centro storico di Giulianova, in Abruzzo) c’è l’inaugurazione della sua mostra fotografica: Albe.ri
Da lì a decidere di intervistarla a 4 mani… va da sè.

venerdì 12 aprile 2013

E già che sono riuscita ad accendere il pc...

...vi mollo quest'intervista sul Corriere d'Abruzzo visto che è passato un secolo dalla mia ultima (prima) intervista.


Enikő Lőrinczi: quando l'Abruzzo adotta una fotografa cosmopolita

di Federica Ferrretti


Ci piace guardare la vita sempre  da una diversa  "prospettiva". Oggi,  perciò, abbiamo scelto di raccontare la storia di una donna che  non è solo ungherese. Si diploma a un liceo linguistico in Ungheria, insegna danza in Germania, si laurea in lingue alla Facoltà di Lettere di Firenze.  Ma che solo alla soglia dei trent’anni arriva a capire di aver sbagliato strada.
Dopo aver passato anni a studiare filologia e lingue straniere per un’efficiente comunicazione interpersonale e interculturale, scopre la potenza significante dell’immagine e intraprende un percorso di studio e di sperimentazione perenne del linguaggio della visione. L'ambiente umano in generale è il primo "naturale" soggetto verso cui rivolge l'interesse e l'obiettivo. La società e i suoi prodotti materiali costituiscono i temi prediletti della sua ricerca fotografica. Attualmente vive e lavora come insegnante nella provincia di Teramo e pratica la fotografia come stile di vita”.

Invito!

Cari, non ho un secondo di tempo per aggiornare il mio blog. Tra il lavoro, l'allestimento della mia nuova mostra, l'organizzazione della festicciola di compleanno della rospa non riesco nemmeno a cambiare l'header del blog (siamo fermi a marzo!). Per ora è così. Spero di riavere un pò del mio tempo per curare questo mio giardino. Intanto vi lascio un invito per la mostra per chi fosse nelle vicinanze... (poi vi racconto).

 


lunedì 4 marzo 2013

Robert Doisneau. Paris en liberté

Ecco il motivo per cui sono uscita dal mio isolamento rurale e sono andata nella capitale. Si trattava di una mostra che non volevo proprio perdermi: parlava di Parigi, parlava di Doisneau e, soprattutto, parlava di fotografia - quella classica, quella alla quale sono profondamente legata, quella che ancora oggi mi dà ispirazione e mi fa venire i brividi. Doisneau è un fotografo che ha occhio per il mondo che lo circonda ma, più di tutto, ha cuore, ha compassione, ha ironia, ha sensibilità, ha prontezza - tutte doti che ammiro profondamente in un fotografo. Ecco, se qualcuno mi chiedesse cosa voglio fare da grande, mi verrebbe da rispondere: Doisneau.


Parlo dello stesso uomo che disse questo:
Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.

Vi racconto quel che ho visto, come è mio solito fare, per immagini. Aggiungo qualche pensiero di Doisneau per rendere l'esperienza più completa possibile.


La mostra
 Non mi sono mai chiesto perché scattassi delle foto. In realtà la mia è una battaglia disperata contro l'idea che siamo tutti destinati a scomparire. Sono deciso ad impedire al tempo di scorrere. È pura follia. Robert Doisneau


[e a colori...]

Vi spiego come mi prende la voglia di fare una fotografia. Spesso è la continuazione di un sogno. Mi sveglio un mattino con una straordinaria voglia di vedere, di vivere. Allora devo andare. Ma non troppo lontano, perché se si lascia passare del tempo l'entusiasmo, il bisogno, la voglia di fare svaniscono. Non credo che si possa vedere intensamente più di due ore al giorno.  R.D.



Voglio condividere, e solo in parte, una delle sue geniali raccolte. S'intitola: Un Regard Oblique. Credo sia facilmente intuibile il perchè del titolo e quelle che vedrete non sono solamente fotografie ma uno studio sociale, di mentalità e di costume. Ricordo ancora un corso di "Metodologia della ricerca storica" frequentato all'università nel quale l'unico testo che avevamo a disposizione per studiare la storia politica  e di costume era il Decamerone di Boccaccio. Ecco, io credo che tante fotografie di Doisneau possono essere considerate fonti storiche della società parigina della seconda metà del secolo scorso alla pari del Decamerone per la società fiorentina del tempo.

 © Robert Doisneau, Paris 1948
Robert Doisneau (1912-1994),20>

mercoledì 26 dicembre 2012

21-12-12. La fine del mondo?

Si, ma di un altro tipo:

Qualche mese fa è nato un gruppo su facebook intorno a due passioni: la Musica e la Fotografia. La mission concettuale del gruppo era/è quella di ampliare e diffondere la cultura musicale soggettiva ma condivisibile e, oltre a postare video e fotografie ritraenti ambienti/concetti musicali, si è creato anche un evento: un contest fotografico. Per quasi 9 mesi sono confluite fotografie che raccontavano la musica e alla fine è nato un evento-mostra collettiva. E così, invece della fine del mondo abbiamo avuto FINO ALLA FINE DEL MONDO, una mostra, tre concerti, bella gente e un'atmosfera particolare, tipica dell'Officina.
Luogo: L'Officina, Giulianova.
Concept:  Antonio Dragonetti e See.Se duepuntozero, digital magazine.






Questa è stata la mia esperienza, del tutto positiva:

venerdì 7 dicembre 2012

7 dicembre 2012

Oggi solo questo.
andando al lavoro stamattina:

domenica 27 maggio 2012

C'era una volta una mostra...

(e questa è una vecchia storia) e c'era una volta un concerto. Anzi, c'è stata una bellissima sovrapposizione e commistione: immagini, musica, incontri e una buonissima birra artigianale. Per non farla lunga: volevo semplicemente condividere delle immagini (con sottofondo musicale) di un evento che vorrei preservare. Un blog serve a questo, no?

Allora, loro sono i Sarsaparilla, gruppo folk-or-something americani con sede fissa a Berlino.

(qusto fotomontaggio non è mio, l'ho preso in prestito dalla lora pagina facebook)
C'è stata la mia mostra e il loro concerto, in successione ma anche in sovrapposizione. Questi due ragazzi hanno saputo creare una bellissima atmosfera fatta di musica acustica che non si racconta facilmente con parole. Momenti di grazia, piccoli e delicati fuochi d'artificio, magie oniriche. Ascoltateli se vi va.
E queste sono le immagini di quella serata...

mercoledì 28 marzo 2012

E poi...

la mostra. Finalmente. Chi non ne può più, che volti pagina (virtualmente :)
 I più coraggiosi (e un pò masochisti) invece mi hanno chiesto notizie della mostra in corso. Siccome vi ho interpellato nella fase di progettazione, nella fase di dubbi e di preparazione, nel momento dell'arrivo delle stampe e dell'allestimento, ora condividerò con voi il momento dell'inaugurazione. Poi la fase dello smontaggio ve la risparmio, va. :)
Come vedete, eravate con me in ogni passo, mi avete sostenuta moralmente e vi ringrazio. E' stata una buona esperienza di copartecipazione e condivisione.

E ringrazio l'uomo di casa che mi è sempre stato accanto e mi ha dato non una mano ma almeno due.


giovedì 22 marzo 2012

L'allestimento della mostra

Stasera s'è allestita la mostra, il grosso è fatto. Meglio, perchè sarei leggermente esausta.
Come ho condiviso con voi immagini di altri allestimenti del passato (es. 2009, 2010), così farò anche questa volta. Giusto due immagini per darvi l'idea (e per non dimenticare, per me):

mercoledì 14 marzo 2012

La mostra che verrà

Alla fine, sembra che ce l'abbiamo fatta - con tutti gli smarrimenti, problemi tecnici e mancanza di tempo sembra di essere a buon punto. Grazie per i vostri suggerimenti e il vostro supporto, sono stati fondamentali.

Il percorso visuale è basato su quest'idea:  "Una realtà non ci fu data e non c'è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile."

Uno, nessuno e centomila, Luigi Pirandello, 1925

giovedì 8 marzo 2012

Aggiornamento sulla mostra

...che verrà. Ve ne ho parlato, ho chiesto il vostro parere e mi avete aiutato molto a prendere una decisione. Ho scelto le immagini, ho creato un percorso mentale, un insieme percepito in modo unitario e tutto pareva andare per il verso giusto.

Ma poi... mi sono incartata. Ho perso il filo - quella dell'intuizione e quella della logica. Mi sono addentrata in territori inesplorati, impervi, troppo difficli da comprendere per di più con l'incubo della scadenza. Sono partita da una semplice idea, quella della rappresentazione dell'essere umano (reale e visibile) e la sua essenza (nelle sagome e riflessi negli occhi degli altri, nella coscienza dell'Altro). E ho scelto la metafora del passaggio attraverso dimensioni temporali, culturali, linguistiche, generazionali, ideologiche - passaggi che attraversiamo tutti noi, giornalmente, con più o meno agilità. Ma poi... mi è venuto in mente di ritirare fuori l'Uno, nessuno e centomila di Pirandello e qui, mi sono persa. L'individuo non è più una proiezione dell'essenza umana universale, non più un'identità emblematica in cui Uno è centomila, è tutti noi, ma quell'unico Io si frammenta all'infinito e diventa Nessuno. Come può Nessuno rappresentare tutti? Ha senso?


Ma la mostra si dovrà tenere, tutto è stato programmato. Ieri ho preparato anche le basi per le foto. Ho le stampe. Ma non so cosa voglio rappresentare... si può essere così persi?
Nabokov disse: "Scrivo in tre lingue, ma penso per immagini". Io credo che questo è un pò anche il mio problema. Tutto questo parlare e pensare in più lingue mi ha portato a una strana scissione in cui la parola e l'idea che rappresenta si è troppo frammentata, l'unità di un idea-progetto è stata intaccata. Mi serve un'idea, un percorso, un titolo ma ci vorrebbe più chiarezza, meno dettagli, meno profondità, aria fresca. Mi potete aiutare?

lunedì 23 gennaio 2012

Cosa ne pensate?

Care amiche (no, non ce l'ho con il genere maschile ma ho appurato che sono quasi esclusivamente le signore/ine a leggermi per cui mi rivolgo a loro),

questa volta chiederò aiuto a voi. Dovrò (vorrò anche) fare una mostra fotografica tra meno di due mesi e devo pensare già adesso alle stampe e all'allestimento. Ultimamente mi sono molto dedicata al lavoro e ho perso anche quella poca oggettività che possedevo prima. Il fatto è che non mi manca il materiale, mi manca la capacità e il potere di scegliere. Ho immaginato vari percorsi tematici e visivi, tutti temi che amo, che partono dal mio cervello ma forse i nessi li vedo solo io, forse solo io vedo il perchè di un determinato progetto. Ecco dove mi potete aiutare. Potete aiutarmi a vedere le cose da una certa distanza, con una certa oggettività, da un punto di vista diverso dal mio. Ve ne sarò grata.

Ho postato le mie 5 opzioni sull'altro mio blog dedicato alla fotografia. Se cliccate sulle immagini, vi ritroverete di là e potrete vedere l'intero progetto visivo. Ho scelto di non voler spiegare troppo. E' l'immagine che conta e la vostra reazione.
1. Metamostra 
- una mostra su una mostra/rappresentazione teatrale -


 2. Minoranze (reportage)


 3. La sagoma come essenza dell'essere


4. Umanità varia, senza criteri


(probabilmente già troppo visti ed abusati, ditemelo voi. Io continuo ad amarli incondizionatamente :)


Ora vorrei sentire cosa ne pensate... :)

venerdì 22 ottobre 2010

La mostra

Ho promesso di parlarvene in maniera più dettagliata e lo farò anche se con un ritardo vergognoso. Si trattava di una mostra-installazione pensata ad hoc per la ricerca collettiva che il Private Flat di quest'anno si è proprosto di intraprendere sui temi del linguaggio e della comunicazione e in linea con il progetto curatoriale del codec, le "traduzioni radicali".

Mostra installazione:
Selva dei destini incrociati, 2010
Luogo: una scuola di italiano per stranieri (il
perchè della scelta) nel centro storico di Firenze


La descrizione dei curatori:

La mostra/installazione si basa su un gioco combinatorio liberamente ispirato al Castello dei destini incrociati di Italo Calvino. Chi vi entra è chiamato a farsi viaggiatore e ad addentrarsi in una selva di immagini e parole per diventare narratore/interprete/traduttore della propria esperienza visiva e sensoriale. Le immagini godono della totale libertà di raccontare storie, suggerire sensazioni e possono mutare a seconda dei punti di vista adottati. Il linguaggio della visione, per Lőrinczi, trascende la lingua stessa: è capace di suscitare intuizioni, generare microstorie, tentare “traduzioni”. Il visitatore è invitato a interpretare le carte/immagini seguendo il filo narrativo suggerito dall'autrice, o scegliere di selezionarle casualmente, come se dovesse estrarle dal mazzo di tarocchi del romanzo di Calvino. In questo modo può ipotizzare itinerari e connessioni del tutto personali, intrecciati con le proprie esperienze di vita; liberando l’inesauribile potenziale significante delle immagini. La selva immaginaria, dunque, diviene il luogo dove le storie, i destini, i percorsi di persone tra loro assai diverse si possono incrociare, anche solo per un tempo infinitesimale.

1. Blurred Vision/Visioni appannate
(2 serie di 8 fotografie 30x30cm, realizzate tra il 2006 e il 2010)





2. Astrazione collettiva
(21 fotografie 30x30cm, realizzate tra il 2006 e il 2010)


3. Poesia immaginata

(5 fotografie B/N 30x40cm – testo di Massimo La Spina)

4. Installazione
(fotografie di Enikő Lőrinczi - testo di Massimo La Spina - traduzioni di Enikő Lőrinczi, Ewa Dziejuch, Maria Josè Moraza, Carla Konsten, Solal Abeles, Izumi Hashimoto, Melina Kistani, Gerda Helena Schwenger)


seguiranno dettagli...

La mostra (dettagli)

Qualche dettaglio della mostra a Firenze: preparazione, allestimento,
immagini, parole, riflessi,
i fruitori, ecc.








[questo ragazzo è l'autore di queste foto, dal n°9 al n°18 sono state scattate nel mio spazio,
e ci sono anch'io in secondo piano!]

Un sereno fine settimana a tutti! :)
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