giovedì 26 marzo 2009

Dell'arancia non si butta via niente

E' la mia alternativa al maiale. Vi mostro come ho utilizzato tutte le parti di una cassa di arance biologiche che facciamo venire mensilmente dalla Sicilia attraverso il nostro piccolo GAS.


Non mi soffermo sulla possibilità di farci delle spremute e sui vari modi mi mangiarla come frutta perchè mi pare alquanto scontato.
Si sa quali sono le proprietà del succo fresco dell'arancia. Lo sappiamo che è ricchissimo di vitamine, che depura il sangue e migliora la digestione. Ma oltre le vitamine contiene anche calcio, fosforo e magnesio e facilita la formazione dei tessuti.


LA BUCCIA

Parto dalle molteplici usi della buccia - chiaramente solo nel caso delle arance bio. Ho trovato tante, tantissime idee intelligenti e sfiziosi in questo blog, la ricetta della scorzette di arancia al cioccolato è una di queste. Io ne vado matta perciò ho voluto provare subito.

C'è un bel pò di lavoro da fare ma ne vale la pena.

Non so come dimostrarvelo, ma sono buonissimi. Vi dovete fidare.


L'utilizzo della buccia non è finito qui. Già che c'ero ho preparato qualche vasetto di scorze candite con il prodecimento di prima e bollendo i vasetti a bagno maria. Le uso nei ciambelloni, biscotti, budini e torte di ricotta. Anche nella crema ci sta bene.


Ho anche essiccato un pò di scorze d'arancia per farci delle tisane. E' molto semplice farlo: si devono pelare le arance e disporre le bucce ad asciugare in luogo ventilato per qualche giorno (anche sul termosifoni se sono accesi) rigirandole di tanto in tanto. Quando saranno asciugate, tritarle grossolanamente e conservarle in un barattolo. Dureranno almeno fino all'autunno, quando saranno nuovamente disponibili le arance fresche.


Si può fare un'ottima tisana anti-acidità (un cucchiaio di scorze d'arancia per una tazza d'acqua bollente da lasciare in infusione per 20 minuti e da assumere prima dei pasti) e anche un infuso digestivo (30 gr di buccia di mela, 30 gr di scorze d'arancia per una tazza, da lasciare in infusione per 10 minuti e da sorserggiare dopo i pasti per ovvi motivi).


In Corea la tisana di bucce d’arancia seccate è usata per alleviare la fatica e prevenire i raffreddori d’inverno. Questa tisana viene preparata con le bucce di arancia seccate, che vengono anche usate come ingrediente salutare nella medicina tradizionale erboristica. Con un profumo ricco e un alto contenuto di vitamina C, questa tisana è efficace nello stimolare l’appetito e nel migliorare l’aspetto della pelle.

Poi mi è stato segnalato da Zsu la ricetta della "polverina magica all'arancia". L'intero blog è fantastico, con ricette strepitose e foto da copertina, ci rimarrete incollati per ore sbavando.

giovedì 19 marzo 2009

Un'altra mostra...


Con la scusa di una nuova mostra e quella in corso che ancora non ho avuto modo di vedere (organizzata e istallata da una distanza di 500 km) stiamo trascorrendo un lungo fine settimana a Firenze. I rospi sono elettrizzati all'idea, credo che i figli campagnoli lo facciano di norma quando vanno in città.
Chi volesse/potesse passare a vedere una delle due mostre è più che benvenuto.
Anzì, domani all'aperitivo sarò al S.Ambrogio a rivedere vecchi amici e sabato al Twist Martini dove si svolge questa mostra. Se passate a quell'ora possiamo anche guardarci negli occhi e farci due chiacchiere. Chiaramente è un'invito rivolto a coloro che risiedono a Firenze.

Un felice fine settimana a tutti. :)

mercoledì 18 marzo 2009

Esperimenti domestici

Un piccolo progetto per rendere i bambini consapevoli dei "meccanismi" della natura. Fonte: AAM Terra Nuova di febbraio.


Per far comprendere ai bambini più piccoli in modo diretto e semplice il processo meraviglioso della germinazione si può fare un piccolo esperimento con quattro contenitori di plastica o vetro (si possono riciclare per esempio i vasetti di yoghurt per chi non lo autoproduce), con un pò di terra o terriccio e un pò di semi (di miglio o mais o lenticchie).


Si riempiono tutte e quattro contenitori di terra ma mentre il primo contenitore riceverà regolarmente acqua e luce, il secondo vasetto non avrà luce (si può coprire con un tovagliolo di stoffa), il terzo vasetto non riceverà acqua e il quarto non avrà aria (si può coprire con la pellicola trasparente).


A questo punto non ci resta che aspettare (e intanto imparare i ritmi della natura che non vanno forzati) ed osservare. Solo nel primo vasetto sarà germinata una bella piantina e di conseguenza sarà semplice giungere alla conclusione che per dar modo a tutte le specie vegetali di esprimersi e fiorire è necessaria la partecipazione di tutte e quattro elementi: terra, fuoco (cioè la luce del sole), aria e acqua. Se anche solo uno di questi elementi viene a mancare la vitalità del seme viene compromessa.

Beh, almeno in teoria. Le nostre dovevano essere delle lenticchie magiche perchè sono germogliate comunque, anche in presenza di carenze fondamentali.


Io ho concluso che la potenza della natura è incommensurabile.
I rospi hanno concluso che la fatine dei fiori hanno provveduto ad annaffiare i semini e curarli nella nostra assenza.
La loro teoria mi sta bene e tutto è bene quel che finisce bene. :)


lunedì 16 marzo 2009

Un fine settimana da contadini

Come ho detto prima nel mio futuro c'è la terra.


Sabato, insieme al signor marito, abbiamo frequentato la parte teorica di un corso di potatura dell'olivo. Perchè, nel mio approccio sentimentale, ogni albero che pianti è una creatura che adotti, allora devi imparare a prendertene cura. Abbiamo intenzione di impiantare un piccolo uliveto per l'autoproduzione dell'olio e tra meno di dieci giorni ci arrivano 36 "cuccioli d'albero dell'olio" (detto nel gergo rospesco) per cui era proprio il caso di (ri)metterci a studiare. Domenica mattina abbiamo messo in pratica con forbici in mano quello che abbiamo assimilato il giorno prima.




Sabato ho anche raccolto i miei primi spinaci. Una soddisfazione!


Domenica pomeriggio abbiamo impiantato il nostro piccolo frutteto di 27 alberi da frutto tra meli, peri (per di più varietà autoctone o antiche più adatte all'agricoltura biologica), cilieggi, amarene, peschi, albicocchi, nespoli, mandorli, melograni e gelsi.



Sono proprio felice. Stanca ma felice. Cresceranno insieme ai nostri bambini, si nutriranno a vicenda.

giovedì 12 marzo 2009

.Da grande voglio fare la contadina...


A 18 anni sognavo di diventare regista teatrale tale era il fascino che il teatro e la letteratura teatrale suscitava su di me. A 25 anni sognavo di fare il fotografo nelle zone disastrate della terra, di diventare una specie di portavoce per chi la voce non ce l’ha. A 30 anni, con due figli piccoli, sognavo semplicemente una notte tranquilla e due borse sotto gli occhi un pelo più discrete. A 33 anni, dopo aver speso circa 25 anni sui libri, ho capito la ragione della mia vita: volevo semplicemente coltivare un piccolo orto, realizzare marmellate con frutta appena colta e allevare delle galline e dei figli sereni e in salute. Volevo una vita più naturale, più sobria, più verde, più pulita per me e per la mia famiglia. Non si può certo dire che io sia un’arrampicatrice sociale.

La strada che conduce verso quell’idillio agreste è lunga e tutta in salita ma i primi passi li abbiamo fatti e continueremo imperterriti perché è quello che vogliamo. Abbiamo anche fatto delle considerazioni sull’effetto che queste scelte avranno sui nostri figli perché la loro educazione ci sta a cuore e perché il sottofondo culturale che condiziona la nostra visione del mondo viene assorbito soprattutto nei primi anni di vita, nell’infanzia. Gli archetipi che vengono trasmessi a livelli consci e inconsci sono di stampo materialista. Un materialismo senza criteri e senza etica che si nutre di consumismo e auspica la corsa verso l’aumento infinito della produzione industriale e dell’aumento di capitale e del PIL. Fanno parte di questo retaggio l’idea che la competizione sia una specie di “molla del progresso” e che la nostra specie è l’unica ad aver diritto di sacrificare altre specie sull’altare del progresso scientifico ed economico. Che fa se muoiono centinaia, migliaia di animali nei laboratori in condizioni disumane e tra dolori atroci se poi riusciamo produrre una crema che ci dona una pelle setosa e due rughe in meno?


Credo che sia abbastanza chiaro che tipo di corrente di pensiero tira da queste parti. Ecco, proprio questo tipo di trasmissione culturale che vorrei interrompere nello sviluppo intellettivo e sentimentale dei miei figli. Non pretendo di trovare la strada da sola, allora leggo molto, m’informo, cerco idee da condividere, da applicare. Ho trovato molta ispirazione e rassicurazione nella pedagogia steineriana. Curiosando altrove ho trovato un libricino: Fritjof Capra – Ecoalfabeto. L’orto dei bambini (che in realtà è il testo della conferenza “Un orto in ogni scuola: coltivare un senso della stagione e del luogo” a Liverpool nel lonatno 1999). Alla domanda come fare ad insegnare ai bambini i fondamenti dell’ecologia profonda fin dai primi anni di vita, quell’ecologia che rispetta la vita in tutte le sue forme e che contiene un’etica saggia e giusta, la risposta di Capra è molto semplice ed efficace: impiantare un orto. La coltivazione di un orto sviluppa la consapevolezza delle connessioni, dei principi di base dell’ecologia profonda e del pensiero sistemico. È il luogo ideale per riportare “i massimi sistemi qui sulla Terra”: in un orto, coltivando la terra, cercando di ottenere da essa il nutrimento, siamo posti di fronte alla nostra realtà più profonda di esseri che dipendono completamente dall’ecosistema di cui fanno parte.




Coltivando la terra si inizia a intuire un po’ quella saggezza antica che ne è alla base. Attraverso la coltivazione dell’orto i bambini arrivano a comprendere, ma soprattutto a vivere, i fenomeni legati alla rete della vita, al flusso dell’energia e ai cicli della natura. Questa comprensione, oggi più che mai, è indispensabile perché la ciclicità della natura è in netta opposizione con la linearità dei sistemi industriali e commerciali. E mentre un sistema lineare genera l’ossessione per una crescita economica illimitata al di là del buon senso, in un sistema ciclico è un fatto naturale che ogni cosa abbia la sua stagione, che mentre alcune cose crescono, altre devono di necessità decrescere: il pianeta è limitato, non tutto può crescere simultaneamente. Un sistema lineare, come quello industriale, genera rifiuti, un sistema ciclico reintegra ogni cosa all’interno del flusso energetico, senza mai lasciarsi dietro rifiuti inquinanti.

Ecco cosa può insegnare ai bambini un orto. Col tempo capiranno che è un fatto naturale e logico riutilizzare ogni cosa, che le foglie cadute, gli scarti alimentari servono per preparare un terreno vitale e che in natura non esistono nemmeno i rifiuti in quanto tali, perché gli scarti di una specie sono l’alimento di un’altra. Coltivare i frutti della terra riporta i bambini non solo alle fonti del cibo, ma alle basi stesse della vita. Si semina, si coltiva l'orto, si raccoglie e poi si pianta ancora. Si svolgono nella pratica i cicli alimentari e si impara il ruolo delle piante verdi nel flusso di energia di sistemi più grandi. Il ciclo dell’acqua, il ciclo delle stagioni e gli altri cicli sono tutti collegati alla rete planetaria della vita. Si diventa consapevoli che noi stessi facciamo completamente parte della rete della vita.

I bambini imparano a dare il tempo alle cose, si impara ad aspettare a rispettare i tempi della natura. Imparano i cicli vitali di un organismo vivente (nascita – crescita – maturazione – declino – morte – il cambio generazionale ) e trarre le giuste conseguenze con naturalezza e senza traumi. Io credo che il bambino piccolo (età prescolare o nelle prime classi elementari) non avrà mai una conoscenza profonda della natura attraverso dei concetti astratti, nemmeno con tutti quei bellissimi libri ed enciclopedie illustrati ma dategli una zappa in mano e svilupperà un rapporto autentico ed emotivo con la natura e un senso di responsabilità verso la terra.




sabato 7 marzo 2009

Disperazione

Il rospo piccolo è proprio sconsolato:

- Io da grande voglio fare il cavalliere. Ma, mamma, come faccio ad avere un cavallo?!

(rospo piccolo, 4 anni 2 mesi)

---

Errata corrige. Ho letto al rospo quello che ha detto lui stesso, ma pare che nel frattempo abbia cambiato piani a riguardo:

- No, non un cavallo! Io ho fatto un'altra idea. Io voglio avere un drago! Un drago che sputa il fuoco, un drago potentissimo.

Bene, cercheremo di accontentarlo. :)

Camera con vista

Ecco cosa vedranno i nostri "cuccioli d'albero" (come li chiamano i rospi) dalla loro nuova dimora.

Ci sono arrivati una ventina di alberi da frutto dal vivaio (un'altro passo verso l'autosufficienza alimentare) e domani dovrebbe essere il grande giorno in cui tutti questi alberelli troveranno una dimora nel nostro giardino. Ma la situazione è incerta. Da giorni piove, la terra è diventata fango, il rospopapà è a 500 km di distanza per motivi di lavoro. Almeno il tempo fosse clemente con noi! Se qualcuno ha un buon santo nel paradiso si raccomanderebbe per noi? :)



Buon fine settimana a tutti!

venerdì 6 marzo 2009

Lavoretti manuali (finger knitting)

Nella pedagogia steineriana l'educazione alla manualità, dare forma o vita con le proprie mani è una componente fondamentale. Steiner è convinto che l’attività manuale è alla pari di un qualsiasi lavoro intellettuale e che le dita abili producono agilità di pensiero. Sviluppare il senso del tatto, l'olfatto e il buon gusto ed esercitarsi a compiere certi movimenti in modo corretto aumenta le forze vitali del bambino e lo educa al rispetto, alla cura e al senso etico.

I rospi di casa mia hanno sempre scelto per istinto e per imitazione questo tipo di attività. Le piccole mani macinano il grano con le pietre, fanno le buche nel giardino, ammassano il pane, pasticciano, travasano, disegnano e dipingono, modellano delle statuine di pasta di sale, tessono, cuciono, fanno dei piccoli lavori di falegnameria - instancabilmente e con passione.
Qualche giorno fa grazie all’aiuto di Shelley e grazie a questo video sono riuscita a insegnare alla rospa a fare dei cordoncini di lana con i quali ha realizzato – tutta da sola – una sciarpa alla sua conigliona. Che soddisfazione!
Thanks a lot, Shelley! :)

giovedì 5 marzo 2009

Pasta modellabile

Finalmente sono riuscita ad avere tutti gli ingredienti per fare la pasta modellabile in casa, tutti naturali e anche relativamente economici (il tutto mi è costato si e no 2 euro).


La ricetta:
2 tazze di farina
1 tazza di sale fino
1/2 tazza di Maizena
2-3 cucchiai di olio
2 cucchiai di polvere di allume di potassio* o cremor tartaro (in farmacia)
acqua quanta ne serve (2 tazze circa)
coloranti alimentari
 
Mescolare gli ingredienti nell’ordine descritto sopra (senza i coloranti) e scaldare il tutto in un pentolino a fuoco medio per 3-4 minuti. Dividere l’impasto in parti corrispondenti al numero di colori che avete a disposizione, poi aggiungere i coloranti. La quantità varierà in base all’intensità di colore che desiderate ottenere.
 
I bimbi erano eletrizzati all'idea di poter pasticciare già nella fase preparatoria. Hanno misurato, pesato, mischiato, controllato, girato, litigato, ricontrollato, sparso un pò di farina qua e là, canticchiato e in meno di mezz'ora è nata questa pasta morbidissima, al profumo di olio, senza coloranti e conservanti tossici che tenuta in frigorifero dovrebbe durare anche sei mesi.

E' talmente morbida e docile che i rospi l'hanno stesa con un mattarello e l'hanno trasformata in una specie di tabula rasa disegnandoci sopra con degli stuzzicadenti. Ho avuto mezz'ora di pace mentre loro sfogavano le loro passioni "pasticciatorie".


*una piccola nota sulla polvere di allume di potassio. Sono andata in farmacia per comprare un pò di polvere della suddetta sostanza. Il farmacista dopo avermi posto una carellata di domande ('Allume di potassio? Che èèèè??!! Che ci deve fà?') e dopo alcune telefonate agli "spacciatori" mi ha detto che gli dispiaceva, ma non poteva procurarmi "la polvere". Sono tornata a casa sconsolata ma poi ebbi l'illuminazione: vuoi vedere che io quella cosa ce l'ho? In effetti ho una pietra di allume che io uso come deodorante. In sostanza si tratta di un antibatterico naturale. E' ottima perchè non impedisce la normale sudorazione, non ostruisce i pori ma inibisce l’azione di quei batteri che sono la causa dei cattivi odori. Io lo consiglio a tutti: è ipoallergenico, adatto a tutti i tipi di pelle, non lascia tracce, elimina gli odori (anche l'odore del pesce o dell'aglio dalle mani), ha una proprietà cicatrizzante e fa regredire anche l'herpes labiale. Il rapporto qualità-prezzo è ottimo: un cristallo dura circa due anni e costa intorno ai 5 euro in erboristeria o nei mercatini bio. Il cristallo di potassio è un prodotto naturale ed ecologico, completamente biodegradabile e privo di sostanze chimiche. Fine dello spot pubblicitario. :)

Insomma ho spezzato una piccola parte del mio cristallo e l'ho triturato con il macinacaffè.

---

E visto che ci sono, ecco un'idea di Claudia su come riciclare i pastelli a cera. Vedo comunque che si tratta di un riciclo abbastanza diffuso e questo mi fa piacere. Viene descritta questa procedura qui, qui e qui.


A questo punto posso anche andare a dormire. Buona notte. :)

mercoledì 4 marzo 2009

Grazie, Roberta!

Oggi ho iniziato la giornata con questa bella sorpresa. E anche con questa dedica.
Grazie di cuore.



Io da parte mia ti dedico queste due calle, Roberta. :)

Primavera tentennante

Ieri sembrava che la primavera stesse per esplodere...


ma oggi ha fatto tre passi indietro. Piove di nuovo. Allora io ho tirato fuori le mie scarpe con i fiori. Così è tutto un'altra cosa... :)



martedì 3 marzo 2009

Generosità

Premessa:

La figlia rospa studia pianoforte. Il suo maestro è un'amico di famiglia, ex compagno di sbornie (detto con una punta di esagerazione e a bassa voce: siamo persone per bene noi!) ed ex compagno di vari viaggi in giro per il continente (detto con una certa nostalgia). Ma ora è un insegnante come si deve: serio ed intransigente.
La rospa si esercita molto strimpellando a tutte le ore, s'inventa ritmi e motivi tutti suoi, fa delle "improvvisate" pazze in uno stile tutto suo a metà strada tra Bach e Musorgskij o si limita a riprodurre canzoncine semplici.




Quando va a lezione la prima cosa che fa è quella di fare sfoggio delle canzoni che ha appena imparato a suonare da sola. La settimana scorsa si mise a strimpellare con una certa serietà la sigla di Pippi Calzelunghe.

Rospa: Senti cosa so fare! Tu la sai suonare questa?
Maestro-ex-compagno-di-sbornie-e-di-viaggi: No. (con un'ironia quasi impercettibile)
Rospa: Allora, vieni, che te la insegno io.

Io ci ho sorriso per una settimana intera, anzi ogni volta che ci ripenso continuo a sghignazzare e nello stesso tempo a sentirmi orgogliosa della mia figlioletta così ingenua e così generosa. :)

lunedì 2 marzo 2009

?

Lo so, i neoblogger si pongono tante domande, specialmente quelle di carattere tecnico. E i neoblogger imbranati come me se ne pongono ancora di più. Ma c'è qualcuno che me lo potrebbe spiegare come mai attraverso Internet Explorer il mio blog non è aggiornato? Tutto è fermo a 28 di febbraio. Invece con un'altro browser (Firefox) è tutto a posto?

domenica 1 marzo 2009

La famosa "parabola" dello yogurt

Io personalmente autoproducevo lo youghurt già nel lontano 1998, con meno consapevolezza ma tanto entusiasmo, ma poi quest'abitudine è andata persa per forza di cause maggiori. Un pò perchè sono nati i bambi, un pò perchè non facevo che rincorrere i professori e le scadenze all'università, un pò perchè la gestione del tempo si è rilevata una cosa assai ardua e un pò per pigrizia, lo ammetto. Un bel giorno, circa due anni fa mi è capitato tra le mani il libro di Maurizio Pallante e mi sono sentita talmente colpevole per ragioni ovvi che ho subito ricominciato ad autoprodurre lo yoghurt a casa. I rospi lo adorano, specialmente se riesco a reperire del latte crudo - allora sì che ci esce uno yoghurt da leccarsi i baffi.
Io lo yoghurt lo faccio con la yoghurtiera, perchè ce l'ho e perchè è pratico e perchè per quanto riguarda il consumo energetico incide veramente poco (anche dal punto di vita economico: consumando 12 watt all'ora il suo funzionamento per 12 ore costa si e no 5 centesimi).
Comunque c'è un'altro modo altrettanto valido per preparare lo yoghurt a casa senza la yoghurtiera.


(le foto sono di stamattina)


Per chi non lon conoscesse, ecco la famosa "parabola" dello yogurt di Maurizio Pallante


Lo yogurt autoprodotto facendo fermentare il latte con opportune colonie batteriche non deve essere trasportato, non richiede confezioni e imballaggi, costa il prezzo del latte, non ha conservanti ed è ricchissimo di batteri.

Lo yogurt autoprodotto è pertanto di qualità superiore rispetto a quello prodotto industrialmente, costa molto di meno, contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 perché non comporta consumi di fonti fossili per il trasporto e per la produzione dei contenitori usa e getta, non produce rifiuti.

Tuttavia questa scelta, che migliora la qualità della vita di chi la compie e non genera impatti ambientali, comporta un decremento del prodotto interno lordo: sia perché lo yogurt autoprodotto non passa attraverso la mediazione del denaro, quindi fa diminuire la domanda di merci; sia perché non richiede consumi di carburante; quindi fa diminuire la domanda di merci; sia perché non richiede confezioni e imballaggi, quindi fa diminuire la domanda di merci; sia perché fa diminuire i costi di smaltimento dei rifiuti.

Ciò disturba i ministri delle finanze perché riduce il gettito dell’IVA e delle accise sui carburanti; i ministri dell’ambiente perché di conseguenza si riducono gli stanziamenti dei loro bilanci e non possono più sovvenzionare le fonti energetiche alternative nell’ottica dello «sviluppo sostenibile»; i sindaci, i presidenti di regione e di provincia perché non possono più distribuire ai loro elettori i contributi statali per le fonti alternative; le aziende municipalizzate e i consorzi di gestione rifiuti perché diminuiscono gli introiti delle discariche e degli inceneritori; i gestori di reti di teleriscaldamento alimentate da inceneritori, perché devono rimpiazzare la carenza di combustibile derivante da rifiuti (che ritirano a pagamento) con gasolio (che devono comprare).

Ma non è tutto.

Facendo diminuire la domanda di vasetti di plastica e di imballaggi in cartoncino, l’autoproduzione dello yogurt fa diminuire ulteriormente la domanda di petrolio. Sia quello che serve per produrre la plastica (due chili di petrolio per chilo di plastica), sia quello che serve per il carburante necessario a trasportare vasetti e imballaggi dalle fabbriche in cui vengono prodotti alle fabbriche in cui viene prodotto industrialmente lo yogurt. Comporta quindi una ulteriore diminuzione delle emissioni di CO2 e del prodotto interno lordo.

Ciò disturba una seconda volta i ministri delle finanze e dell’ambiente, i sindaci, i presidenti di regione e di provincia per le ragioni già dette.

Ma non è tutto.

I fermenti lattici contenuti nello yogurt fresco autoprodotto arricchiscono la flora batterica intestinale e fanno evacuare meglio. Le persone affette da stitichezza possono iniziare la loro giornata leggeri come libellule. Pertanto la qualità della loro vita migliora e il loro reddito ne ha un ulteriore beneficio, perché non devono più comprare purganti. Ma ciò comporta una diminuzione della domanda di merci e del prodotto interno lordo. Anche i purganti prodotti industrialmente e acquistati attraverso i circuiti commerciali, per arrivare nelle case dei consumatori percorrono migliaia di chilometri. La diminuzione della loro domanda comporta dunque anche una ulteriore diminuzione dei consumi di carburante e un ulteriore decremento del prodotto interno lordo.

Ciò disturba una terza volta i ministri delle finanze e dell’ambiente, i sindaci, i presidenti di regione e di provincia per le ragioni già dette.

Ma non è tutto.

La diminuzione della domanda di yogurt, di vasetti di plastica e di imballaggi in cartoncino, di purganti e della quantità di rifiuti, comporta una riduzione della circolazione degli autotreni che li trasportano e, quindi, una maggiore fluidità del traffico stradale e autostradale. Gli altri autoveicoli possono circolare più velocemente e si riducono gli intasamenti. Di conseguenza migliora la qualità della vita. Ma diminuiscono anche i consumi di carburante e si riduce il prodotto interno lordo.

Ciò disturba una quarta volta i ministri delle finanze e dell’ambiente, i sindaci, i presidenti di regione e di provincia per le ragioni già dette.

Ma non è tutto.

La diminuzione dei camion circolanti su strade e autostrade diminuisce statisticamente i rischi d’incidenti. Questo ulteriore miglioramento della qualità della vita indotto dalla sostituzione dello yogurt prodotto industrialmente con yogurt autoprodotto, comporta una ulteriore diminuzione del prodotto interno lordo, facendo diminuire sia le spese ospedaliere, farmaceutiche e mortuarie, sia le spese per le riparazioni degli autoveicoli incidentati e gli acquisti di autoveicoli nuovi in sostituzione di quelli non più riparabili.

Ciò disturba una quinta volta i ministri delle finanze e dell’ambiente, i sindaci, i presidenti di regione e di provincia per le ragioni già dette.

Il Movimento per la Decrescita Felice si propone di promuovere la più ampia sostituzione possibile delle merci prodotte industrialmente ed acquistate nei circuiti commerciali con l’autoproduzione di beni. In questa scelta, che comporta una diminuzione del prodotto interno lordo, individua la possibilità di straordinari miglioramenti della vita individuale e collettiva, delle condizioni ambientali e delle relazioni tra i popoli, gli Stati e le culture.

La sua prospettiva è opposta a quella del cosiddetto «sviluppo sostenibile», che continua a ritenere positivo il meccanismo della crescita economica come fattore di benessere, limitandosi a proporre di correggerlo con l’introduzione di tecnologie meno inquinanti e auspicando una sua estensione, con queste correzioni, ai popoli che non a caso vengono definiti «sottosviluppati».

Nel settore cruciale dell’energia, lo «sviluppo sostenibile», a partire dalla valutazione che le fonti fossili non sono più in grado di sostenere una crescita durevole e una sua estensione a livello planetario, ne propone la sostituzione con fonti alternative. Il Movimento per la Decrescita Felice ritiene invece che questa sostituzione debba avvenire nell’ambito di una riduzione dei consumi energetici, da perseguire sia con l’eliminazione di sprechi, inefficienze e usi impropri, sia con l’eliminazione dei consumi indotti da un’organizzazione economica e produttiva finalizzata alla sostituzione dell’autoproduzione di beni con la produzione e la commercializzazione di merci.

Questa prospettiva comporta che nei paesi industrializzati si riscoprano e si valorizzino stili di vita del passato, irresponsabilmente abbandonati in nome di una malintesa concezione del progresso, mentre invece hanno prospettive di futuro più ampie degli stili di vita moderni che li hanno sostituiti, non solo nei settori tradizionali dei bisogni primari, ma anche in alcuni settori tecnologicamente avanzati e cruciali per il futuro dell’umanità, come quello energetico, dove la maggiore efficienza e il minor impatto ambientale si ottengono con impianti di autoproduzione collegati in rete per scambiare le eccedenze.

Nei paesi lasciati in stato di indigenza dalla rapina delle risorse che sono state necessarie alla crescita economica dei paesi industrializzati, un reale e duraturo miglioramento della qualità della vita non potrà esserci riproducendo il modello dei paesi industrializzati, ma solo con una crescita dei consumi che non comporti una progressiva sostituzione dei beni autoprodotti con merci prodotte industrialmente e acquistate. Una più equa redistribuzione delle risorse a livello mondiale non si potrà avere se la crescita del benessere di questi popoli avverrà sotto la forma crescita del prodotto interno lordo, nemmeno se fosse temperata dai correttivi ecologici dello «sviluppo sostenibile». Che del resto è un lusso perseguibile solo da chi ha già avuto più del necessario da uno sviluppo senza aggettivi.

Per aderire al movimento è sufficiente
- autoprodurre lo yogurt o qualsiasi altro bene primario: la passata di pomodoro, la marmellata, il pane, il succo di frutta, le torte, l’energia termica e l’energia elettrica, oggetti e utensili, le manutenzioni ordinarie;
- fornire i servizi alla persona che in genere vengono delegati a pagamento: assistenza dei figli nei primi anni d’età, degli anziani e dei disabili, dei malati e dei morenti.
L’autoproduzione sistematica di un bene o lo svolgimento di un servizio costituisce il primo grado del primo livello di adesione. I livelli successivi del primo grado sono commisurati al numero dei beni autoprodotti e dei servizi alla persona erogati. L’autoproduzione energetica vale il doppio.
Il secondo grado di adesione è costituito dall’autoproduzione di tutta la filiera di un bene: dal latte allo yogurt; dal grano al pane, dalla frutta alla marmellata, dai pomodori alla passata, dalla gestione del bosco al riscaldamento. Anche nel secondo grado i livelli sono commisurati al numero dei beni autoprodotti e la filiera energetica vale il doppio.

La sede del Movimento per la Decrescita Felice viene stabilita presso….. (preferibilmente un’azienda agricola, o un laboratorio artigianale, o un servizio autogestito, o una cooperativa di autoproduzione, una bottega del commercio equo e solidale, ecc.)
Lo yogurt prodotto industrialmente e acquistato attraverso i circuiti commerciali, per arrivare sulla tavola dei consumatori percorre da 1.200 a 1.500 chilometri, costa 5 euro al litro, viene confezionato al 95 per cento in vasetti di plastica quasi tutti monouso, raggruppati in imballaggi di cartoncino, subisce trattamenti di conservazione che spesso non lasciano sopravvivere i batteri da cui è stato formato.
(sett. 2004)

...





Bene, autoprodurre lo yoghurt è solo il primo passo. Poi ho cominciato a fare le marmellate, le conserve, i succhi di frutta e a posto dei soliti biscotti (che non sai mai cosa ci mettono dentro, che fanno centinaia e migliaia di chilometri, che fanno utilizzo di imballaggi non biodegradabili, ecc.) per la colazione ho cominciato a fare i muffin, i ciambelloni, le crostate e biscotti vari. Ma di questo ne parlerò un'altra volta.



(no, non sono bruciate, sono strappieni di cioccolato :)


Non è l'insonnia...

è che sono un'essere notturno. Ho letto da qualche parte anni fa che uno ci nasce mattutino o "notturno", si tratta di una specie di bioritmo ereditario innato. Mia figlia sembra che sia esattamente come me. Con la scusa che domani non c'è l'obbligo di alzarsi è rimasta in piedi fino a tardi. Siamo andate in cucina e abbiamo impastato il pane di domani,


abbiamo fatto dei muffin al cioccolato e preparato lo yoghurt.

Poi abbiamo fatto una mangiata di muffin strappieni di cioccolata a mezzanotte...



La rospa ha iniziato un diario qualche giorno fa. Ha voluto raccontare (lei disegna, io scrivo quello che mi detta) le nostre avventure culinarie di stasera. :)
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...